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Lee Thamaori e Lee Cube si confrontano in questo sequel del film con Rob Cohen e Vin Diesel (primo a rifiutare la parte seguito a ruota dallo stesso Cohen), principali artefici del clamoroso successo di pubblico del primo xXx. A qualcuno è sembrato poco importante, tra le altre cose, che il titolo derivasse direttamente dal tatuaggio di Xander Cage, protagonista dell’originale, “tatuiamone un altro e si risolve tutto”: questo, in soldoni, lo spirito del film. Un’organizzazione criminale attacca all’improvviso i bunker segreti dell’NSA: Augustus Gibbons, sfuggito all’attentato, si renderà conto che la situazione potrà essere risolta “solo” da un nuovo xXx. Toccherà a Darius Stone, ex navy seal, dare man forte al gruppo di Gibbons, fino a scoprire una cospirazione interna alla casa bianca mirata a sovvertire i vertici dello stato. ello spasmodico tentativo di costruire una qualsiasi connessione con l’originale, continui, fastidiosi e forzati rimandi al “vecchio xXx” infesteranno i dialoghi, peraltro banali e ricchi di battute agghiaccianti. Si combatte la differenza di peso specifico tra Diesel e Ice Cube dando un ruolo centrale a personaggi come Gibbons ed altri agenti, alcuni poco più che anonime comparse nell’episodio precedente. In un tripudio di pressapochismo (2.1+2.5=4) e logica spicciola, una trama oratoriale risulterà a tratti insulto all’intelligenza di chi guarda. Quando il logo dell’NSA, presente su pavimenti e porte di bunker ed edifici segreti, verrà sostituito dalla sigla XXX lo sconforto prevarrà sulle briciole di comicità involontaria. Dopo il deludente 007-La Morte può attendere, Lee Tamahori mortifica nuovamente il proprio talento dando vita ad un fuoco di paglia dalle coreografie innaturali e inutilmente chiassose. Triste vedere Samuel L. Jackson e Willem Defoe invischiati in un simile pastrocchio.

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