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REC 2

HDIMDB: 6.6
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Rec 2

Mentre in un condominio di Barcellona una misteriosa epidemia che trasforma le persone in zombi cannibali ha ormai infettato tutti gli abitanti, da fuori una squadra della forze speciali irrompe nell’edificio, capitanata da un dottore e dal suo operatore videomunito, per verificare lo stato dell’epidemia e riprendere contatto con gli inquilini e i vigili del fuoco scomparsi. Nel frattempo, un gruppo di ragazzini del quartiere, mentre si trova sul tetto del palazzo a riprendere con una videocamera alcune bravate, finisce in mezzo al blitz della polizia e si incuriosisce per quello che sta accadendo. L’horror è il genere dove la sperimentazione incontra la ripetizione, dove anche lo stratagemma più avanguardistico deve risultare da subito riconoscibile come cliché. Il primo [REC] stupì in questo senso solo due anni fa per il suo essere film di genere “in presa diretta”, ovvero per l’idea semplice quanto brillante di rappresentare il cannibalismo della Real Tv con una letterale metafora derivata dalla mitologia orrorifica. Adesso che la potenziale onnivoracità delle minicamere digitali permette di soddisfare questo complesso di Nerone in piena autonomia (come hanno ben mostrato Cloverfield e Diary of the Dead di Romero), anche la parabola di Balagueró e Plaza cerca un aggiornamento e un potenziamento. I due autori spagnoli non creano una replica-zombi che cannibalizzi semplicemente le trovate del primo film, ma, ben consapevoli dell’importanza del ruolo del cliché nell’operazione, innescano nuove piste narrative e sovrappongono stili e forme diversi prendendosi amabilmente molto meno sul serio. In questo gioco al reality, proliferano così nuovi formati dalla tecnologia più evoluta che permettono di connettersi al visore di altre videocamere satelliti (l’HD in dotazione alle forze armate) e si innestano anche filmati a bassa definizione del tipico videoamatore non professionista (la handycam dei tre ragazzi). Ma a questo complicarsi del discorso sul linguaggio della realtà, corrisponde un gioco più scoperto con la finzione e in particolare con tutto l’immaginario del cinema di genere. L’appetito di Balagueró e Plaza si allarga fino a fagocitare tutto un pantheon di figure classiche legate all’horror: non più solo morti viventi, ma anche indemoniati, esorcisti, preti giustizieri e corpi parassitari. Alla fine, non molte ma significative risultano essere le differenze con il primo capitolo. I non-morti indemoniati paiono contagiarsi più velocemente ed essere sempre più attratti dalla presenza del video, a dispetto di un operatore piuttosto silenzioso e continuamente richiamato a documentare (il caso vuole pure che si chiami Rosso, come il colore del tasto che dà il titolo al film e dona il potere della registrazione). Inoltre, viene tematizzato più esplicitamente il discorso sulla videocamera come “occhio rivelatore”, che da kinoglaz capace di cogliere ciò che l’occhio umano non riesce a vedere, diviene qua un mezzo metafisico pronto ad accedere non tanto alla verità quanto alla visione del demoniaco. In sostanza, laddove il primo [REC] era ancora “analogico” nella sua linearità e nel tentativo di mantenere l’unità di tempo e di luogo, [REC] 2 si fa realmente “digitale”, scomponendo l’azione in vari punti di vista, frammentando la narrazione e cercando di allargare ulteriormente il suo potenziale di contagio.

  • Robby

    Carino…più una serie tv che un film da cinema…ma la trama nel secondo capitolo e’ migliorata ,diventando divertente e avvincente. Voto 6,5 su 10

  • Darnelleyyy

    Dopo il primo , questo è da vedere. Spiega tutto quello che c’è da capire , inoltre la trama ha più sfaccettature.

  • GOKU

    figata come il primo

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